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Forse tutti, prima di fare gli artigiani, potrebbero avere una base formativa generale che li renda cittadini consapevoli in una democrazia rappresentativa. Questa voglia di agevolare la scelta lavorativa precoce, dietro l’aspetto di necessità e modernità con tratti anche condivisibili, nasconde un disinteresse profondo per la qualità della formazione e per la funzione della scuola, a cui si sottrae semplicemente un anno di obbligo. Non si sceglie una riforma del metodo e dei programmi per andare incontro alla grave diserzione scolastica e ai tanti ragazzi a rischio. Si dimezza il biennio introdotto dal governo Prodi, dove peraltro si prevedevano percorsi alternati scuola-lavoro, che sono una cosa ben diversa dall’apprendistato. Quel biennio non ha funzionato? Facciamolo funzionare, invece di cancellare e risparmiare.
Quarant’anni fa Don Lorenzo Milani ricordava agli alunni della sua scuola di Barbiana che l’operaio conosce trecento parole e il padrone mille, per questo lui è il padrone. Oggi, che non si dice più padrone ma “imprenditore”, la sostanza della faccenda non cambia, anche se è evidente che il sistema produttivo moderno dovrebbe sentire la necessità dell’istruzione. Ma, nel paese dove la televisione è diventato l’unico accesso culturale stabile, forse è più utile l’uomo da trecento parole.di Stefania Rossini, “L’apprendistato piace alla Gelmini”, Lettere e Risposte-L’espresso
Source: boplicity
Peraltro la massima delle 300 vs. 1000 parole non è nemmeno più così realistica. I livelli culturali dei diversi ceti...